Questo agosto si è ufficialmente celebrato il Mese nazionale contro la contraffazione e per la sensibilizzazione dei consumatori , una risoluzione bipartisan presentata dai senatori statunitensi Chris Coons e Chuck Grassly.
La contraffazione danneggia l’industria della moda a più livelli, ed è per questo che la presente risoluzione si propone di sensibilizzare sull’importanza dei marchi registrati. I marchi tutelano il mercato economico e la sicurezza di imprese e consumatori, contribuendo a contrastare alcune delle minacce poste dalla contraffazione.
Per comprendere meglio l’importanza di questo aspetto, esaminiamo dieci esempi di come i prodotti contraffatti arrechino danni significativi all’industria della moda:
1. Perdita economica
Quando i consumatori acquistano prodotti contraffatti al posto di articoli di moda autentici, i ricavi che sarebbero dovuti provenire dalla vendita dei prodotti originali finiscono nelle tasche dei contraffattori. Ciò comporta perdite finanziarie significative per i marchi autentici, che in ultima analisi possono ostacolare la loro capacità di crescere e competere nel settore della moda.
2. Reputazione del marchio
I consumatori che acquistano prodotti contraffatti spesso lo fanno inconsapevolmente. Pur credendo di acquistare un prodotto autentico e di qualità da un marchio rinomato, ciò che ricevono non soddisfa le loro aspettative. Questo genera insoddisfazione nei consumatori, che attribuiscono la colpa al marchio da cui credevano di aver acquistato, con conseguente erosione della fiducia dei clienti e danno alla reputazione del marchio stesso. Di conseguenza, i marchi non solo perdono i primi acquisti, ma anche l’opportunità di fidelizzare la clientela.
3. Vendite perse
La popolarità dei prodotti contraffatti può talvolta saturare il mercato. Ciò può rendere estremamente difficile per i consumatori distinguere tra articoli originali e falsi, portandoli persino a rinunciare all’acquisto per evitare il rischio di comprare accidentalmente un prodotto contraffatto.
4. Ostacola l’economia circolare
Come accennato in precedenza, l’eccessiva offerta sul mercato non solo causa perdite di vendite per le aziende di moda che vendono articoli originali, ma ostacola anche l’economia circolare. Quando i consumatori cercano di acquistare articoli di lusso su piattaforme di seconda mano, può risultare quasi impossibile capire se il rivenditore stia pubblicizzando un articolo autentico… dato che a volte nemmeno lui ne è certo. Anche questo può influenzare negativamente la decisione di acquisto del consumatore.
5. Soffocamento dell’innovazione e della creatività
Per i marchi di moda autentici, la creazione di capi originali e innovativi è una parte fondamentale della fase di progettazione. I marchi investono ingenti risorse in questa fase del ciclo di vita del prodotto, cercando di creare articoli unici che si distinguano nel settore. Tuttavia, questo investimento nella creazione di qualcosa di unico viene rapidamente vanificato dalla produzione di repliche contraffatte, con i falsari che si arricchiscono a spese dell’abilità artistica dei marchi originali. Ciò può portare a una mancanza di creatività, scoraggiando i designer dall’investire tempo e denaro nella realizzazione di articoli nuovi e unici.
6. Opportunità di lavoro perse
L’industria della moda contribuisce in modo significativo all’occupazione a livello globale, con milioni di persone impiegate nei settori della progettazione, produzione e distribuzione. Con l’invasione del mercato da parte di prodotti contraffatti, la domanda di articoli originali diminuisce, il che a sua volta riduce il numero di posti di lavoro disponibili nel settore.
7. Violazioni dei diritti umani
L’industria della moda ha subito, e continua a subire, cambiamenti significativi in materia di diritti dei lavoratori. Il disegno di legge 62 del Senato , ad esempio, è stato approvato in California nel 2021, garantendo un salario minimo ai lavoratori del settore tessile. Mentre i marchi autentici rispettano tali leggi, i prodotti contraffatti sono spesso realizzati in condizioni di lavoro sfruttative, contribuendo a violazioni dei diritti umani.
8. Perdita di gettito fiscale
Le imprese legittime nel settore della moda, così come quelle di qualsiasi altro settore, contribuiscono all’economia in generale attraverso il pagamento di tasse. Al contrario, le attività di contraffazione si svolgono spesso al di fuori dell’economia formale, il che significa che le vendite di prodotti contraffatti vengono evase dalle tasse. Quando si acquistano prodotti contraffatti anziché originali, i governi perdono potenziali entrate fiscali, con conseguente spreco di fondi destinati ai servizi pubblici.
9. Sicurezza del consumatore
Esistono leggi e regolamenti per garantire che i beni prodotti, come profumi, prodotti per la cura della pelle e accessori, non siano dannosi per i consumatori. Poiché i prodotti contraffatti sono spesso realizzati in modo non regolamentato, tali prodotti possono rappresentare un rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori.
10. Spese legali
Oltre alla perdita di fatturato dovuta alla contraffazione, i marchi sostengono costi per intraprendere azioni legali contro i contraffattori, come l’assunzione di team legali, lo svolgimento di indagini e l’avvio di procedimenti giudiziari. Tali costi incidono ulteriormente sul bilancio del marchio.
Come dimostrato in precedenza, la produzione di articoli contraffatti rappresenta una seria minaccia per l’industria della moda, in termini di benessere dei consumatori, reputazione del marchio e economia in generale.
Ecco perché una maggiore sensibilizzazione, anche grazie alla risoluzione del Senato, è assolutamente fondamentale.
Inoltre, l’American Apparel & Footwear Association (AAFA), di cui K3 è orgogliosamente membro, sta attualmente facendo pressioni sul Congresso affinché approvi lo SHOP SAFE Act . Tale legge, se approvata, renderà le piattaforme online responsabili della vendita o della promozione di prodotti contraffatti e illegali, una responsabilità che già si applica ai negozi fisici.
L’AAFA sostiene la legge per una maggiore tutela dei consumatori, a seguito dell’entrata in vigore, il 27 giugno, dell’INFORM Consumers Act. L’INFORM Consumers Act rappresenta un ottimo primo passo, in quanto impone alle piattaforme online di verificare e pubblicare i nomi e gli indirizzi dei venditori, ma non le rende responsabili della vendita o della promozione di prodotti contraffatti e illeciti che danneggiano i consumatori.
Noi di K3 plaudiamo alla risoluzione del Senato e sosteniamo la continua attività di lobbying dell’AAFA a favore dello SHOP SAFE Act e della conseguente tutela dei consumatori che esso garantirà.